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venerdì 17 aprile 2009

Simonetta Agnello Hornby VS Antonio Scurati

Certo non può essere un caso che Antonio Scurati e Simonetta Agnello Hornby affrontino a poche settimane di distanza un tema forte come l'abuso sui minori, e non può esserlo soprattutto se si considera la prospettiva che accomuna entrambi i romanzi.

Partiamo dall'Inghilterra, dove la Hornby, prima di essere scrittrice, é avvocato al tribunale dei minori di Londra quindi conoscitrice esperta e provata dei meccanismi e delle dinamiche che portano all'individuazione di un abuso. La sua vicenda si svolge all'interno di una famiglia dell'alta borghesia londinese, dove un manager di successo viene accusato di abuso sulla minore delle sue figlie. Lucy ha 4 anni e degli atteggiamenti che spingono la maestra del suo asilo a mettere in dubbio la “sanità” del rapporto con il padre. La famiglia è sconcertata, la madre non può accettare un'accusa come questa ma in lei s'instilla il seme del dubbio, chi è l'uomo che le vive accanto?

La vicenda del romanzo di Scurati è invece presa dalla più recente cronaca italiana. Ricordate la scuola materna G. Rodari di Bergamo? Un' intera classe accusa tre maestre di essere complici di un abuso collettivo, perpetrato forse da genitori conniventi, forse da seminaristi, forse....

E naturalmente l'Italia intera si schiera: da una parte per la caccia alle streghe, dall'altra per chi da quella caccia si sente minacciato, non come possibile abusatore, ma come essere umano abitante una società civile.

In entrambe le storie la presenza di esperti chiamati a districare la matassa delle supposizioni, a leggere dietro comportamenti e frasi ambigue ed inaccettabili: basta leggere l'elenco dei sintomi che la psicologa Marilena Sommadossi nel romanzo di Scurati dà come possibili indicatori d'abuso ad aprire una voragine nella quale ognuno può sentirsi sprofondare.

Due romanzi che si leggono tutti d'un fiato e che scuotono la coscienza del lettore ponendo questioni alle quali la risposta più scontata non sembra mai all'altezza della domanda, perché qui si parla del crimine peggiore del quale si possa accusare e del crimine peggiore del quale si possa essere accusati. E allora perché questa sete di giustizia somiglia tanto a una sete di sangue? Non importa di chi, basta che sangue sia e che riunisca tutti intorno a qualcosa. Tra il privato della Hornby e il processo pubblico di Scurati c'é un filo: spesso, non potendo avere il bene, tanto sfuggente, sdegnoso, tanto raro, ci si accontenta del male.

Vento scomposto, Simonetta Agnello Hornby, Feltrinelli

Il bambino che sognava la fine del mondo, Antonio Scurati, Bompiani

1 commento:

  1. Due titoli che sembrano stimolare decisamente una discussione matura sull'argomento, grazie!

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